C’è un paradosso che accompagna l’avvicinarsi delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026: mentre il territorio si prepara a ospitare l’evento sportivo più importante al mondo, alcuni dei protagonisti che hanno scritto le pagine più luminose dello sport azzurro rischiano di viverlo da semplici spettatori. O, peggio, da esclusi.
Fauner e Ghedina senza fiaccola, l’Uomo Gatto sì: così Milano Cortina 2026 dimentica i suoi campioni
Il caso che ha fatto deflagrare la polemica è quello di Silvio Fauner, simbolo dello sci di fondo italiano e oro olimpico nella leggendaria staffetta di Lillehammer 1994. Cinque medaglie olimpiche in carriera, una prima pagina entrata nella storia, eppure nessun invito ufficiale, nessun pass, nessun ruolo riconosciuto nell’organizzazione dei Giochi di casa.
Fauner potrà assistere alle gare di fondo a Tesero solo grazie a una fortuita vincita di due biglietti da parte della compagna, non certo per un gesto della Federazione, del Coni o della Fondazione Milano Cortina.
Un’esclusione che non riguarda solo lui. Fauner, con toni pacati ma fermi, si è fatto portavoce di una generazione di atleti “dimenticati”: campioni che hanno costruito il prestigio degli sport invernali italiani e che oggi si ritrovano ai margini. Non coinvolti come testimonial, non chiamati come ambassador, nemmeno interpellati per iniziative nelle scuole o sul territorio. Un’occasione persa, soprattutto in una provincia come Belluno e in un Veneto che di sport e di montagna vivono da sempre.
Sulla stessa linea si inserisce lo sfogo di Kristian Ghedina, forse il nome più iconico dello sci alpino legato a Cortina. Tre medaglie mondiali, tredici vittorie in Coppa del Mondo, record di discese disputate, eppure inizialmente fuori dalla “macchina” olimpica. Solo una candidatura personale ha portato, in un secondo momento, a un suo inserimento, lasciando però intatta l’amarezza di chi, da cortinese, si aspettava un coinvolgimento naturale. Non per bisogno personale, ma per rappresentare un territorio che con lo sci ha un legame identitario.
Scorrendo l’elenco degli esclusi dalla staffetta dei tedofori – simbolo per eccellenza dello spirito olimpico – emergono altri nomi pesanti: Gabriella Paruzzi, Pietro Piller Cottrer, Maurilio De Zolt, Piero Gros, solo per citare alcuni protagonisti degli sport invernali. Atleti che, complessivamente, sommano decine di medaglie olimpiche e che oggi vedono la fiaccola passare senza poterla reggere.
Il contrasto diventa ancora più evidente se si guarda alla presenza, legittima ma discutibile nei criteri, di numerosi volti dello spettacolo e della televisione tra i tedofori. Una scelta che ha acceso il dibattito su cosa debba rappresentare davvero la fiamma olimpica: celebrità trasversali o avanguardie dello sport che quella fiamma l’hanno onorata sul campo?
La questione ha raggiunto anche i palazzi della politica. Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha chiesto chiarimenti sui criteri di selezione, sottolineando come le leggende sportive dovrebbero, in linea di principio, occupare un ruolo centrale in un evento di tale portata. La Fondazione Milano Cortina, dal canto suo, ha replicato richiamando regolamenti e requisiti formali, come nel caso di Fauner, escluso in quanto amministratore pubblico locale.
Resta però una sensazione diffusa di occasione mancata. Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 non sono solo un evento sportivo, ma un passaggio culturale e generazionale. E proprio gli ex atleti, soprattutto quelli del territorio, avrebbero potuto essere il ponte ideale tra passato e futuro, tra memoria e nuove ambizioni. Invece, molti di loro restano fuori dai riflettori, mentre la fiamma si accende senza illuminare fino in fondo la storia che l’ha preceduta.