La settimana scorsa, la Questura di Belluno ha convocato una conferenza stampa per fare il punto delle attività svolte a cavallo dell’anno ed in particolare su due interventi effettuati dalla II^ Sezione della Squadra Mobile.
All’incontro hanno preso parte il Commissario Capo Cristina Rizzo, Dirigente della Squadra Mobile, e il Commissario Giovanna Cafaro, funzionario addetto presso la Divisione Anticrimine.
Stalking
Un intervento è relativo all’arresto in flagranza di reato per atti persecutori. Il tutto è avvenuto il 9 gennaio 2026, a seguito delle numerose segnalazioni effettuate dalla vittima, una cittadina georgiana che ha denunciato continui tentativi di contatto da parte dell’indagato che l’avrebbe importunata dal mese di settembre, ma che negli ultimi tempi si era fatto più insistente, sino a appostarsi quotidianamente sotto l’abitazione della vittima.
A seguito dell’udienza di convalida, l’Autorità Giudiziaria ha disposto la misura cautelare del divieto di avvicinamento con contestuale applicazione del braccialetto elettronico.
Maltrattamenti i famiglia
Un secondo intervento ha riguardato l’allontanamento dalla casa familiare, con divieto di avvicinamento e contestuale applicazione del braccialetto elettronico, per un cittadino di nazionalità moldava, anch’esso denunciato per maltrattamenti in famiglia da parte della moglie e della figlia maggiorenne.
In questo caso, l’intervento è del 27 dicembre 2025, giorno in cui la donna con i suoi quattro figli, si era recata in Questura a Belluno per chiedere aiuto.
Dopo avere verificato la veridicità della denuncia riferita ad anni di maltrattamenti mai segnalati, il nucleo familiare è stato posto in una struttura protetta, ed il 13 gennaio 2026, gli Agenti della Squadra Mobile hanno intimato al moldavo l’allontanamento dalla casa famigliare ed il divieto di avvicinamento alle parti lese, con tanto di applicazione, come detto, del braccialetto elettronico. Il Questore di Belluno, inoltre, ha emesso un ammonimento per maltrattamenti in famiglia.
Codice rosso
Quanto sopra – è stato detto in conferenza stampa – testimonia la lotta, preventiva e repressiva, della Questura di Belluno contro i reati da “codice rosso” e le misure adottate nei due casi costituiscono un importante esempio concreto degli istituti che possono essere messi in atto al fine di tutelare le vittime di violenza di genere.