La decisione

Incinta, non le rinnovano il contratto: scoppia il caso alla Epta Costan di Limana

A Limana una lavoratrice non confermata alla scadenza del contratto: la Fiom denuncia una scelta “legittima ma inaccettabile”

Incinta, non le rinnovano il contratto: scoppia il caso alla Epta Costan di Limana

Fa discutere il caso di una lavoratrice in gravidanza a cui non è stato rinnovato il contratto di somministrazione nello stabilimento Epta Costan di Limana.

Incinta, non le rinnovano il contratto: scoppia il caso alla Epta Costan di Limana

La vicenda, pur rientrando formalmente nei limiti della normativa, ha sollevato forti critiche sul piano etico e sociale, in particolare da parte della Fiom Cgil.

A denunciare l’episodio è il segretario provinciale Stefano Bona, che parla apertamente di una decisione “gravemente inopportuna e socialmente inaccettabile”.

La lavoratrice, una giovane operaia del Feltrino, si è vista interrompere il rapporto di lavoro proprio durante la gravidanza, una condizione che – secondo il sindacato – avrebbe richiesto maggiore attenzione e responsabilità.
Nel mirino della Fiom finisce soprattutto quella che viene definita una contraddizione tra i valori dichiarati dall’azienda e le scelte concrete.

Epta Costan, realtà con circa 1.400 dipendenti, negli ultimi anni ha più volte promosso iniziative legate alla parità di genere, all’inclusione e alla responsabilità sociale, anche attraverso campagne interne e comunicazioni diffuse in occasione della Giornata internazionale della donna.

“Alla prova dei fatti – osserva Bona – emerge una distanza evidente tra i principi proclamati e quanto realmente accade. Ancora una volta a pagare sono le lavoratrici, soprattutto quelle più esposte, come nel caso della maternità”.

Il sindacato sottolinea come non sia sufficiente parlare di valorizzazione del lavoro femminile se, nei momenti più delicati, non vengono garantite adeguate tutele. “La credibilità di un’impresa – insiste Bona – si misura nelle decisioni quotidiane, non nelle campagne comunicative”.

A rendere la vicenda ancora più delicata è il fatto che, in passato, situazioni analoghe erano state gestite diversamente, con rinnovi concessi anche a lavoratrici in gravidanza. Da qui l’interrogativo della Fiom: cosa è cambiato?

“Temiamo – prosegue il sindacalista – che esigenze legate alla produzione o ai carichi di lavoro abbiano prevalso sui diritti. Se così fosse, sarebbe un segnale molto grave”.

La lavoratrice non è l’unico caso: rientra infatti in un gruppo di 26 dipendenti ai quali il contratto non è stato prorogato nelle scorse settimane. Su questo punto, però, il fronte sindacale si presenta diviso.

Fim e Uilm, pur prendendo atto della situazione, evidenziano come l’azienda abbia contemporaneamente stabilizzato 33 lavoratori a tempo indeterminato, prorogato altri contratti e avviato riflessioni su strumenti come il prepensionamento per ridurre l’impatto occupazionale.

La Fiom, invece, chiede un passo indietro immediato: “Serve un chiarimento sull’accaduto e un impegno concreto affinché episodi simili non si ripetano. La tutela della maternità e la dignità del lavoro devono restare principi fondamentali, non subordinati a logiche produttive”.