Cinque semestri consecutivi, cinque record. Poste Italiane chiude la prima metà del 2026 con i conti migliori della sua storia recente e li presenta nello stesso giorno in cui prende forma il disegno più ambizioso degli ultimi anni: l’integrazione con TIM, ormai entrata nella fase operativa.
I numeri della semestrale 2026
Il Consiglio di amministrazione, presieduto da Silvia Maria Rovere, ha approvato ieri i risultati al 30 giugno: ricavi per 6,8 miliardi di euro, in crescita del 6% sull’anno precedente, un risultato operativo (EBIT) adjusted da 1,8 miliardi (+7%) e un utile netto di 1,2 miliardi (+4%). Numeri che, spiega l’azienda, nascono da una crescita diffusa in tutte le aree di business: dai pacchi e dalla logistica, trainati anche dalla nuova joint venture con Benetton, ai servizi assicurativi, fino al Risparmio Postale, la cui raccolta netta nei prodotti di investimento ha toccato 2,7 miliardi. Le attività finanziarie investite dai clienti del gruppo hanno superato per la prima volta quota 613 miliardi di euro, 13 in più rispetto a dicembre.
«Sono orgoglioso di annunciare che per il quinto semestre consecutivo abbiamo raggiunto un risultato record», ha commentato l’amministratore delegato Matteo Del Fante, sottolineando come i dati confermino «la solidità e la resilienza del modello di business della nostra piattaforma».
Un modello che il manager descrive ora all’inizio di «un nuovo capitolo», legato a tre grandi cantieri aperti in parallelo: la riorganizzazione del Risparmio Postale, la nascita di un Polo Finanziario unico e, soprattutto, l’operazione TIM.
Sul primo fronte, Poste ha definito con la Cassa Depositi e Prestiti il term sheet del nuovo accordo di distribuzione del Risparmio Postale per il periodo 2027-2030, un passaggio che offre maggiore visibilità sui ricavi futuri di uno dei pilastri storici del gruppo. Sul secondo, è stato varato il progetto che unificherà pagamenti e servizi finanziari in un unico polo, con l’obiettivo di semplificare la struttura societaria e ottimizzare l’uso del capitale: il 23 luglio l’assemblea ha approvato la scissione parziale di PostePay a favore della capogruppo, operazione che diventerà efficace dal primo gennaio 2027.
L’offerta di Poste Italiane per TIM
Il capitolo più atteso resta però quello di TIM. Il 18 luglio il consiglio dell’ex incumbent telefonico ha giudicato congrua, sotto il profilo finanziario, l’offerta di Poste e ne ha condiviso il razionale industriale. Il 20 luglio è scattato il periodo di adesione all’offerta pubblica di acquisto e scambio, che si chiuderà l’11 settembre, con una possibile riapertura dei termini tra il 21 e il 25 settembre. Il corrispettivo, cash più azioni, valorizza l’operazione in circa 10,8 miliardi di euro. Se l’operazione andrà in porto, Poste punta a presentare il piano industriale della nuova realtà integrata già nel primo trimestre del 2027, con l’obiettivo dichiarato di costruire “la più grande piattaforma di infrastruttura connessa” del Paese, capace di tenere insieme servizi finanziari, assicurativi, logistica e connettività digitale, con sinergie stimate in 0,7 miliardi di euro l’anno a regime.
Organizzazioni sindacali
Non è mancata, in parallelo, un’attenzione dichiarata al fronte sindacale e sociale. Il 23 luglio è stato firmato quello che l’azienda definisce un accordo storico con le organizzazioni sindacali per il nuovo modello di distribuzione a zone, pensato per rendere la rete degli uffici postali più efficiente. Prosegue inoltre il progetto Polis, che ha già trasformato 5.825 uffici postali in hub di servizi digitali nei piccoli comuni italiani, erogando oltre 312 mila pratiche della pubblica amministrazione, passaporti compresi.
Sul piano patrimoniale
Il gruppo conferma una base solida: il total capital ratio di BancoPosta si attesta al 22,5%, mentre il Solvency II ratio del comparto assicurativo Poste Vita raggiunge il 303%, ben oltre l’obiettivo gestionale del 200%. Numeri che, insieme alla conferma della guidance 2026 sull’EBIT adjusted (oltre 3,4 miliardi) e della politica dei dividendi, hanno accompagnato anche la corsa del titolo in Borsa, che il 17 giugno ha toccato il record storico sopra i 29 euro, per una capitalizzazione di circa 38 miliardi. Resta sullo sfondo un quadro macroeconomico definito «di elevata incertezza», segnato dalle tensioni geopolitiche e dal rallentamento della crescita globale, con il PIL italiano atteso in aumento di appena lo 0,5% nel 2026. Un contesto che, secondo il management, non ha finora inciso sulla solidità patrimoniale del gruppo, ma che resterà sotto osservazione nei prossimi mesi, proprio mentre prende forma la trasformazione più profonda della storia recente di Poste Italiane.