Belluno si conferma come l’unica vera oasi di aria respirabile tra i capoluoghi della regione. Mentre diverse città venete continuano a lottare contro lo smog cronico, il capoluogo bellunese, favorito anche dalla sua particolare posizione geografica, ha mantenuto una buona qualità dell’aria durante tutto il 2025. A differenza di centri come Verona, Rovigo e Venezia, che hanno superato il limite di legge dei 35 giorni di sforamento per il PM10, Belluno è rimasta ampiamente entro i parametri normativi attuali.
I numeri dell’inquinamento nel capoluogo
Entrando nel dettaglio dei dati raccolti dalle centraline Arpav e analizzati nel rapporto “Mal’Aria di città” 2026, Belluno vanta i valori medi più bassi di tutto il territorio regionale. Nel 2025, la concentrazione media annuale di PM10 è stata di 19 microgrammi per metro cubo. Questo dato è particolarmente significativo perché pone la città già al di sotto del futuro limite europeo di 20 µg/mc che entrerà in vigore nel 2030.
| Medie annuali 2025 (µg/mc) | |||
| PM10 | PM2.5 | NO2 | |
| Belluno | 19 | 13 | 17 |
| Padova | 27 | 20 | 25 |
| Rovigo | 27 | 21 | 20 |
| Treviso | 25 | 17 | 23 |
| Venezia | 26 | nc | 26 |
| Verona | 29 | 17 | 22 |
| Vicenza | 28 | 20 | 22 |
Ottimi risultati si registrano anche per il biossido di azoto (NO2), con una media di 17 µg/mc, valore anch’esso già in linea con la soglia di 20 µg/mc prevista per il prossimo decennio.
La sfida per il 2030 e il nodo PM2.5
Nonostante il primato positivo, il report evidenzia che c’è ancora del lavoro da fare per allinearsi completamente ai futuri standard comunitari, pensati per tutelare in modo più efficace la salute dei cittadini. L’attenzione si sposta in particolare sulle polveri ultrasottili (PM2.5), le più pericolose per l’apparato respiratorio.
Belluno ha registrato una media di 13 µg/mc nel 2025. Per raggiungere il limite di 10 µg/mc previsto dalla nuova Direttiva UE per il 2030, la città dovrà riuscire a ridurre queste specifiche emissioni del 22%. Si tratta di una sfida importante, sebbene molto meno drastica rispetto a quella che attende le altre province venete, dove i tagli necessari superano spesso il 40%.
| Riduzione delle concentrazioni necessaria per i limiti 2030 (%) | |||
| PM10 | PM2.5 | NO2 | |
| Belluno | – | -22 | – |
| Padova | -25 | -49 | -18 |
| Rovigo | -25 | -53 | – |
| Treviso | -19 | -39 | -14 |
| Venezia | -22 | – | -23 |
| Verona | -31 | -42 | -9 |
| Vicenza | -28 | -50 | -11 |
Appello per investimenti strutturali e trasporti
Il miglioramento generale rilevato in Veneto è considerato “fragile” da Legambiente, che esprime preoccupazione per i tagli ai fondi destinati alla qualità dell’aria nel bacino padano previsti dal Governo a partire dal 2026.
Secondo Giorgio Zampetti, direttore generale dell’associazione, “lasciare soli i territori più complicati del Paese è una scelta miope” che rischia di esporre l’Italia a pesanti sanzioni europee.
Per consolidare i risultati di Belluno e abbattere ulteriormente le polveri ultrasottili, Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, indica la necessità di interventi strutturali. Tra le priorità figurano il potenziamento del trasporto pubblico e della rete ciclabile, ma anche una trasformazione del riscaldamento domestico. L’obiettivo è incentivare tecnologie più sostenibili, come le pompe di calore, e limitare l’uso di biomasse legnose, prediligendo impianti di ultima generazione nelle aree non raggiunte dal metano