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Decreto Bollette, Confartigianato Belluno: “Un primo passo concreto per aiutare Pmi e artigiani”

Scarzanella accoglie con favore il taglio degli oneri di sistema: nel Bellunese le imprese pagano l’energia 7 milioni in più della media UE

Decreto Bollette, Confartigianato Belluno: “Un primo passo concreto per aiutare Pmi e artigiani”

Il taglio degli oneri di sistema sulle bollette energetiche rappresenta un segnale positivo per le piccole e medie imprese del territorio.

Decreto Bollette, Confartigianato Belluno: “Un primo passo concreto per aiutare Pmi e artigiani”

È il commento di Confartigianato Imprese Belluno al Decreto Bollette approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri, che prevede la riduzione, in particolare, della componente Asos per le utenze non domestiche in bassa e media tensione, legata agli incentivi alle energie rinnovabili.

«Da tempo denunciamo con forza i costi dell’energia che stanno mettendo in ginocchio artigiani e Pmi – afferma la presidente Claudia Scarzanella –. Accogliamo quindi con grande soddisfazione una misura che mette a disposizione risorse immediate per alleggerire le bollette di luce e gas».

Il provvedimento arriva in un contesto particolarmente penalizzante per il sistema produttivo locale. Nel 2024, ultimo dato disponibile, le Pmi bellunesi hanno infatti sostenuto costi energetici superiori di circa 7 milioni di euro rispetto alla media europea, soprattutto a causa di un prelievo fiscale e parafiscale più che doppio rispetto a quello dell’Unione Europea (+117,4%).

«Numeri che spiegano perché da tempo chiediamo di spostare almeno una parte degli oneri generali fuori dalla bolletta», sottolinea Scarzanella.

Ora l’attenzione di Confartigianato si concentra sull’applicazione concreta del decreto, che potrà incidere in modo diverso sui costi finali in base alle modalità di utilizzo delle risorse disponibili.

«Se si procederà anno per anno – spiega la presidente – la riduzione potrebbe essere di circa 3 euro per MWh. Se invece venisse utilizzato subito il miliardo derivante dall’aumento dell’Irap previsto in tre anni, il beneficio salirebbe fino a 8 euro per MWh: una differenza significativa per imprese che operano con margini sempre più ridotti».

Positivo anche il riferimento ai costi dei diritti ETS, la tassa europea sulle emissioni che incide sul prezzo finale dell’energia. Il Governo intende scorporare tali costi dal prezzo delle energie rinnovabili, anche se la misura è subordinata all’autorizzazione dell’Unione Europea.

Più critico, invece, il giudizio sulla possibilità di uscita volontaria dagli incentivi del Conto Energia, a fronte di impegni di rinnovo o potenziamento dal 2028.

«È una misura che rischia di generare extracosti per il sistema, stimabili in circa 3 miliardi di euro in dieci anni – conclude Scarzanella – sottraendo risorse che potrebbero essere impiegate in modo più efficace per la transizione energetica».