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Lo scontro

Marmolada chiusa, l’ira degli impiantisti: “Colpa di Canazei, misura senza senso”

Il divieto di accesso al ghiacciaio della Marmolada è ancora attivo e gli operatori temono per la stagione invernale.

Marmolada chiusa, l’ira degli impiantisti: “Colpa di Canazei, misura senza senso”
Attualità Agordo, 07 Novembre 2022 ore 09:29

È scontro tra la società Marmolada srl e il Comune di Canazei.

Marmolada chiusa, l’ira degli impiantisti: “Colpa di Canazei, misura senza senso”

“Caro energia, incertezze meteo, alte temperature, ma nell’Alto Agordino gli operatori della montagna hanno una preoccupazione in più – spiegano dalla società che gestisce la funivia - quella del divieto di accesso al ghiacciaio della Marmolada non ancora revocato. Se non si interviene con buon senso e velocità, la stagione invernale è a rischio e con essa la permanenza sul territorio di tante imprese e famiglie”.

È un vero e proprio allarme quello che lancia Marmolada srl, la società di gestione delle funivie del massiccio. Dopo il crollo di una parte del ghiacciaio, avvenuto a luglio scorso con 11 vittime, l’area era stata posta sotto sequestro dalla Procura di Trento e chiusa. A distanza di mesi, rimane tale e quale: nessuno può avvicinarsi al ghiacciaio.

“La stagione invernale è alle porte, manca meno di un mese – continua Marmolada srl – Da sempre novembre è fondamentale per la preparazione delle piste e degli impianti per l’avvio regolare dell’attività 2022/2023. Ogni giorno è prezioso. La funivia della Marmolada, che parte ed arriva in provincia di Belluno - quindi in Veneto - vede la propria pista svilupparsi in gran parte in provincia di Trento, perché attraversa il ghiacciaio. Come gestori dell’impianto siamo pronti ad avviare i lavori di preparazione della pista ma il Comune di Canazei continua a vietare l’accesso al ghiacciaio”.

Tutto sembra però paralizzato dalla Procura.

“Alle nostre richieste di chiarimenti, ci viene opposta una fantomatica perizia, avviata mesi fa quando le eccezionali temperature estive potevano generare preoccupazioni, ma mai redatta ed inattuale ora quando finalmente il termometro è sceso sotto lo zero”, sottolinea la società.

Impossibile però dimenticare la tragedia di qualche mese fa. E questo, senza dubbio, ha amplificato la sensibilità sul tema.

“La disgrazia accaduta a luglio, come abbiamo sempre ribadito, merita il nostro pieno rispetto e la massima attenzione nell’adozione di provvedimenti efficaci, ma è da prendere atto che il distacco della porzione di ghiaccio è avvenuta in una zona totalmente estranea a quella in cui si sviluppa la pista, che è soggetta a continui monitoraggi, controlli e manutenzioni nel pieno rispetto di tutte le leggi e normative”.

Le conseguenze, in caso di una chiusura prorogata per tutto l’inverno, sarebbero terribili. Non solo per la società, ma per l’intera vallata.

“Se il permesso di preparare la pista e poi di aprirla agli sciatori non dovesse arrivare tempestivamente, i danni economici sarebbero incommensurabili per tutta la vallata, che vive dell’attività turistica invernale, dall’impianto di Malga Ciapèla a quelli che lo connettono con Arabba – concludono gli operatori - Parliamo di uno dei più importanti e panoramici - nonché graditi dalla clientela internazionale - comprensori sciistici del Dolomiti Superski, porta d’ingresso per gli apprezzati giri della Sellaronda e della Grande Guerra. Questi ritardi, questi burocratismi, questa mancanza di chiarimenti diventano l’ennesimo attentato alla pur indefessa resilienza della gente di montagna per continuare a risiedere in questi territori e vivere di quello che hanno da offrire. E questo in un momento storico già difficilissimo, contrassegnato da rincari energetici che rendono ancora più difficile ed eroico abitare e lavorare nelle terre alte”.

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