Morì per un guard-rail troppo basso: Comune risarcisce la famiglia con mezzo milione
Pisacane: "Se il guard-rail fosse stato conforme alla norma, Lorena Olivotto non sarebbe precipitata nella scarpata"

Uscì di strada con l’auto e precipitò da un’altezza di circa 3 metri a causa di un guard-rail troppo basso. Il tragico incidente a Castellavazzo, in cui 7 anni fa perse la vita Lorena Olivotto, ha finalmente trovato un epilogo al Tribunale civile di Belluno. I giudici, infatti, hanno condannato il Comune di Longarone a risarcire i familiari della vittima con oltre mezzo milione di euro.
Morì per un guard-rail troppo basso: Comune risarcisce la famiglia con mezzo milione
L’incidente risale al 6 marzo 2017. Lorena Olivotto, di 56 anni, stava guidando l’auto in via Giovanni Uberti, a Castellavazzo. Durante una curva a destra, urtò il guard-rail a lato della carreggiata, lo scavalcò e finì nella scarpata sottostante perdendo la vita.
Il giudice dispose due consulenze tecniche: la prima medico-legale in cui si escluse che la 56enne potesse aver avuto un malore prima dell’incidente; il secondo accertamento, invece, riguardò la dinamica del sinistro, oltre alle condizioni del mezzo e della strada. L’auto, sulla quale non venne trovato nessun guasto meccanico, procedeva a una velocità di poco superiore ai 30 chilometri orari, quindi ampiamente al di sotto del limite imposto su quella strada che è di 50. L’attenzione degli inquirenti, infine, si spostò sul guard-rail e si scoprì che la sua altezza era nettamente inferiore a quella prevista.
“L’ausiliario – si legge nella sentenza – ha ravvisato una violazione delle Norme tecniche per le barriere di sicurezza in metallo adottate al 1966 ed applicabili a quel tratto di strada, in quanto l’altezza minima deve essere pari a 60 centimetri, laddove quella posta sulla strada è pari a 40 centimetri, dato peraltro inferiore alle istruzioni tecniche dettate dai costruttori, per il montaggio di barriere simili a quelle presenti sul luogo”.
Che la barriera non fosse idonea si deduce anche dal fatto che, a seguito dell’incidente, rimase danneggiata solo nella parte superiore ed è per questo che l’auto la scavalcò senza grossi problemi.
“Nel 2012 vennero svolti alcuni lavori di rifacimento del manto stradale, senza però eliminare quello esistente – spiega Gennaro Pisacane, responsabile della sede Giesse a Belluno, a cui si sono affidati i familiari di Lorena – Di conseguenza, il piano viario si alzò e il guard-rail (rimasto lo stesso) si abbassò. O meglio: sprofondò. Il giudice ha accolto in pieno la nostra tesi: indipendentemente dalla causa primaria, e quindi da ciò che ha determinato la fuoriuscita dell’auto dalla sede stradale, se il guard-rail fosse stato conforme alla norma, Lorena Olivotto non sarebbe precipitata nella scarpata e ora, nella formula del più probabilmente che non, sarebbe ancora viva. E questo è più che sufficiente, a livello civilistico, per stabilire la responsabilità del Comune. Dopo 7 lunghi anni possiamo dire di esser riusciti a far emergere la verità su quanto accaduto”.