In provincia di Belluno

Prezzi alle stelle e turisti in fuga: l’Olimpiade non riempie gli alberghi del Bellunese

In montagna occupazione in calo rispetto al 2025. “Chi ha raddoppiato i prezzi ha rovinato il mercato”

Prezzi alle stelle e turisti in fuga: l’Olimpiade non riempie gli alberghi del Bellunese

La prima settimana dei Giochi olimpici doveva essere una vetrina irripetibile per il turismo invernale.

Prezzi alle stelle e turisti in fuga: l’Olimpiade non riempie gli alberghi del Bellunese

Per una parte del comparto alberghiero bellunese, invece, si sta trasformando in una partenza amara, con prenotazioni inferiori alle attese nonostante neve e paesaggi da pieno inverno.

Ad Arabba, a pochi chilometri da Cortina, il clima è di forte preoccupazione. Le nevicate hanno finalmente restituito uno scenario da cartolina, ma le camere restano in larga parte libere. A mancare sono soprattutto i turisti stranieri, mentre sugli italiani si guarda con speranza alla settimana di Carnevale.

Spostandosi in Comelico il quadro non cambia. Qui la differenza la fanno solo le strutture che ospitano personale legato all’organizzazione olimpica, che riescono a mantenere una buona copertura. Per gli altri alberghi, invece, le prenotazioni faticano ad arrivare, in un periodo che storicamente coincide con il picco della stagione invernale e delle settimane bianche.

Ad Auronzo la situazione è leggermente migliore, ma comunque lontana dagli standard dello scorso anno. La neve non manca – si parla di circa 40 centimetri – e il contesto resta attrattivo, ma l’effetto Olimpiadi sembra aver frenato i flussi turistici tradizionali.

Le presenze ci sono, ma sono più brevi: soggiorni di una o due notti, legati soprattutto a chi arriva per assistere a una specifica gara e poi riparte. Un netto cambio di passo rispetto allo scorso inverno, quando a ridosso del Carnevale l’occupazione delle camere viaggiava tra il 70 e l’80%, mentre oggi si attesta su percentuali più basse.

C’è chi parla apertamente di un danno economico legato ai Giochi, almeno per questa stagione. Secondo alcuni operatori, a pesare sarebbe anche quanto accaduto nei mesi scorsi, quando una parte del mercato ha tentato di spingere i prezzi verso l’alto, scoraggiando una fetta di clientela che ha scelto altre destinazioni alpine. Una dinamica che, secondo gli albergatori, ha finito per ripercuotersi sull’intero territorio.

Altri, però, sottolineano come la crisi non riguardi solo il Bellunese, ma stia interessando anche valli turisticamente forti come Badia e Fassa, mentre la Val Gardena sembra reggere meglio. A incidere sarebbe soprattutto la confusione generata attorno a un evento di portata eccezionale, con scelte organizzative e gestionali che non sempre hanno favorito il turismo “ordinario”.

Ad Alleghe, infine, l’effetto olimpico è stato quasi impercettibile. Una situazione che, paradossalmente, ha permesso ad alcune strutture di conservare la propria clientela abituale, mantenendo livelli di occupazione simili a quelli dello scorso anno. Un risultato considerato positivo, anche alla luce di una stagione partita in ritardo per la mancanza iniziale di neve e per l’assenza di una quota significativa di sciatori giornalieri.

Il bilancio, almeno in questa prima fase, racconta quindi un territorio diviso: tra chi riesce a tenere grazie ai flussi legati direttamente ai Giochi e chi, invece, vede nell’Olimpiade in corso più un freno che un volano per il turismo invernale.