Anniversario

57 anni fa la tragedia del Vajont: un video per non dimenticare

Ben 1917 le vittime, Longarone raso al suolo: chi costruì la diga sapeva che prima o poi ci sarebbe stata una frana, ma rimase in silenzio, per interesse.

Belluno, 09 Ottobre 2020 ore 15:54

57 anni fa la tragedia del Vajont: un video per non dimenticare

Erano le 22.39 del 9 ottobre 1936 quando la tragedia è cominciata col distacco di una frana di 260 milioni di metri cubi dal monte Toc, per poi concludersi una manciata di minuti dopo col riversarsi di un onda di 50 milioni di metri cubi d’acqua dalla diga del Vajont sulla valle del Piave, in provincia di Belluno.

Un video per non dimenticare

Ben 1917 le vittime, il paese di Longarone, in mezzo alla piana, raso al suolo in un attimo. Quella sera i locali erano pieni, in tanti stavano guardando Real Madrid-Glasgow: hanno sentito prima un vento gelido provenire dalla diga, poi un muro d’acqua e fango ha spazzato via tutto.

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57 anni fa la tragedia del Vajont

Forse nessuno è riuscito a raccontare la storia tragica del Vajont come l’attore bellunese Marco Paolini, in uno storico monologo recitato proprio a un passo dalla diga.

Parola dopo parola, il dramma prende forma nella mente. A commuovere non è solo la tragedia, durata un battito di ciglia, ma tutto ciò che l’ha preceduta.

Se ancora non l’avete vista, prendetevi un po’ di tempo: una ricostruzione teatrale imperdibile:

Una tragedia che si poteva evitare

E un ultimo ricordo va anche a una donna coraggiosa, una giornalista di nome Tina Merlin, morta a Belluno nel 1991. Viene ricordata per avere aiutato, con caparbietà e ostinazione, a mettere in luce la verità sulla costruzione della diga del Vajont. Dando voce alle denunce degli abitanti di Erto e Casso, riuscì a denunciare i pericoli che avrebbero corso i due paesi se la diga fosse stata effettivamente messa in funzione.

Tina Merlin

Le cause della tragedia, dopo numerosi dibattiti, processi e opere di letteratura, furono ricondotte ai progettisti e dirigenti della SADE, ente gestore dell’opera fino alla nazionalizzazione, i quali occultarono la non idoneità dei versanti del bacino, a rischio idrogeologico.

Le sentenze. Nel 1982, la Corte d’Appello di Firenze ribalta la sentenza precedente, condannando in solido ENEL e Montedison al risarcimento dei danni sofferti dallo Stato e la Montedison per i danni subiti dal Comune di Longarone; il 17 dicembre del 1986 la Corte Suprema di Cassazione rigetta il ricorso presentato da Montedison contro la sentenza del 1982. Infine il 15 febbraio 1997 il Tribunale Civile e Penale di Belluno condanna la Montedison a risarcire i danni subiti dal comune di Longarone

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