Trichiana

Ideal Standard: a rischio 500 posti di lavoro

Non hanno ancora delle risposte chiare e concrete i lavoratori della Ideal Standard di Trichiana che lamentano la mancanza di trasparenza e di programmazione.

Ideal Standard: a rischio 500 posti di lavoro
Attualità Belluno, 11 Maggio 2021 ore 17:22

Aumentano le preoccupazioni dei lavoratori e dei loro rappresentanti circa i progetti della proprietà aziendale e la richiesta di far ripartire il più presto possibile l’attività nello stabilimento di Trichiana, unico sito produttivo in Italia, nel quale lavorano circa 500 dipendenti.

Ideal Standard: a rischio 500 posti di lavoro

Non hanno ancora delle risposte chiare e concrete i lavoratori della Ideal Standard di Trichiana che lamentano la mancanza di trasparenza e di programmazione. Già lo scorso anno l’assessore regionale al lavoro Elena Donazzan aveva ricordato la centralità dello stabilimento di Trichiana, oggetto di importanti investimenti da parte della proprietà (l’ultimo di 9 milioni di euro è stato finanziato per due terzi dal sacrificio in busta paga chiesto ai lavoratori) e di grande attenzione da parte della regione e del territorio bellunese.

Oggi si è tenuto l’ennesimo incontro tra i sindacati e i vertici aziendali che non ha prodotto nessun risultato così i 500 operai temono ancora per il loro posto lavoro. Una situazione che si può ormai definire drammatica e che accomuna i lavoratori a quelli dell’Acc che stanno attendendo delle risposte concrete. Per i lavoratori di Acc infatti dell’emendamento promesso da Giorgetti non c’è traccia, e gli operai sono scesi in strada per protestare.

E' infatti saltato il passaggio fondamentale per permettere la nascita di Italcomp e dare futuro ai 400 lavoratori della ex-Embraco che si sono visti recapitare le lettere di licenziamento (il 22 luglio scadrà la cassa integrazione). Senza questo emendamento è molto difficile che si arrivi alla nascita del polo di produzione per compressori, un progetto già scritto e studiato nei minimi particolari, con tutte le commesse già disponibili ma bloccato per intervento della Ue che cavillava su interventi statali non consentiti.