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“No” alle dighe del Vanoi e di Glori: “Il Vajont non può non aver insegnato niente”

Padrin ha espresso vicinanza nei confronti del primo cittadino di Badalucco Matteo Orengo, nel cui territorio c’è un progetto simile a quello per la diga del Vanoi

“No” alle dighe del Vanoi e di Glori: “Il Vajont non può non aver insegnato niente”
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Fronte compatto contro i progetti di costruzione della diga del Vanoi e di quella di Glori per scongiurare un altro Vajont.

“No” alle dighe del Vanoi e di Glori: “Il Vajont non può non aver insegnato niente”

A Badalucco (Imperia), piccolo comune ligure, è tornato prepotentemente d’attualità il progetto di realizzazione di una diga per creare un invaso artificiale in funzione antisiccità. L’idea iniziale risale agli anni Sessanta e i lavori vennero bloccati all’indomani del 9 ottobre 1963, anche per effetto della grande protesta popolare scaturita dopo il Vajont e sfociata in una manifestazione di piazza l’11 novembre 1963. Poi negli ultimi anni il progetto è tornato a farsi strada.

“Il Vajont non può non aver insegnato niente – spiega il presidente della Provincia di Belluno Roberto Padrin, che ha incontrato il sindaco di Badalucco Matteo Orengo – Le comunità locali devono essere ascoltate, così come la natura e i territori”.

Lo scorso ottobre il primo cittadino di Badalucco era stato a Longarone, in visita ufficiale durante le celebrazioni del 60esimo del Vajont. Il sindaco di Longarone e presidente della Provincia era poi intervenuto in collegamento telefonico nella commemorazione civile dell’11 novembre e aveva garantito pieno appoggio per una battaglia comune, nel ricordo del Vajont. Nei giorni scorsi il presidente Padrin è stato proprio a Badalucco, per un breve incontro in municipio.

“È stato riannodato il filo rosso che tiene unito il binomio Vajont e diga di Glori, la diga mai nata – racconta il sindaco Orengo - Quel disastro accaduto all’improvviso nella sera del 9 ottobre 1963 per i badalucchesi significò paura, furore, rabbia. Ebbero allora la determinazione giusta per impedire in un territorio fragile, con alluvioni ricorrenti, la creazione di un incubo per gli anni a venire. È il lascito che noi abbiamo raccolto ora nei confronti di chi vorrebbe una riedizione di quel progetto”.

Il presidente Padrin ha poi visitato i luoghi dove è ancora presente lo scheletro dei primi pezzi di diga, e ha raccolto la preoccupazione del collega sindaco e della popolazione per un progetto che ricorda da vicino quello per il Vanoi.

“Ho proposto al sindaco Orengo la necessità di fare massa critica. Le nostre comunità sono distanti geograficamente, ma vicinissime in una battaglia che ci deve vedere uniti - aggiunge il presidente Padrin - La voce di chi vive sui territori non può essere ignorata, come non può essere silenziata la giusta preoccupazione di fronte a progetti che destano forti perplessità. Il Vajont deve essere un monito a progettare in massima sicurezza, con studi approfonditi, e solo dove non esiste il minimo dubbio di criticità”.

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