Stato vegetativo

“Basta terapie per Samantha”: ma il giudice si oppone

La battaglia della famiglia che chiede che vengano rispettate le volontà di Samantha: più volte aveva confidato ai genitori e ai fratelli di non voler alcun accanimento terapeutico.

“Basta terapie per Samantha”: ma il giudice si oppone
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Era una ragazza solare e piena di vita, Samantha a soli 30 anni ora si trova in stato vegetativo dopo l’operazione a seguito di un incidente che gli aveva procurato una frattura alla gamba.

Samantha in stato vegetativo dopo un intervento

La famiglia di Samantha D’Incà, 30 anni, sta portando avanti la battaglia per fermare quello che ritiene un vero e proprio accanimento terapeutico. Samantha, una ragazza solare e piena di vita, a novembre a causa di un incidente aveva riportato una frattura alla gamba.

La giovane era stata operata all’ospedale di Belluno ma dopo qualche giorno che si trovava a casa, la sua gamba aveva iniziato a gonfiarsi e le sue condizioni sono peggiorate a vista d’occhio.

Dopo una settimana Samantha è stata operata d’urgenza dopo l’insorgere di una polmonite (non di Coronavirus), i polmoni di lì a poco sono collassati e la 30enne è stata trasportata all’ospedale di Treviso in elicottero. Purtroppo il cervello non ha ricevuto ossigeno per troppo tempo e dal quel maledetto giorno, Samantha è in stato vegetativo.

Fermate le terapie

Da qui ha avuto inizio la battaglia della famiglia della 30enne che ha chiesto che vengano rispettate le volontà di Samantha: più volte la ragazza aveva infatti confidato ai genitori e ai fratelli di non voler alcun accanimento terapeutico. Questa volontà però non era mai stata scritta e, secondo il giudice, non ci sono gli estremi per poter applicare la legge sul “fine vita”.

Purtroppo il responso sullo stato di salute di Samantha è drammatico perché secondo gli esperti, dopo le terapie la ragazza al massimo potrà essere in grado di deglutire e rimanere seduta. Motivo per cui i famigliari hanno chiesto a un amministratore di sostegno di portare l’istanza al giudice tutelare.

Il giudice però ha deciso di provare con la riabilitazione e ora la famiglia di Samantha non può far altro che attendere tre mesi per poter nuovamente presentare la domanda al giudice di sospendere la terapia.

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